Centro di documentazione Camera del lavoro

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Il Centro di documentazione della Camera del lavoro di Biella, dopo il progetto St.Of.Fa. Stories of fashion, con il quale ha documentato il lavoro nelle fabbriche tessili di eccellenza oggi in attività, ha avviato, dal 2017, una serie di azioni (Qui c’entro, Mostre sui muri e Fabbriche illuminate) tese a far emergere e a restituire alla comunità la memoria di quegli organismi complessi, compositi e mutevoli che sono stati le grandi fabbriche protagoniste della storia economica e sociale del Biellese nel Novecento, oggi presenti nel tessuto urbano sotto forma di ruderi o di allusivi spazi vuoti.
Da qui la scelta di produrre racconti audiovisivi a patchwork: videostorie nelle quali materiali diversi di marcato valore storico e simbolico (immagini di volti, luoghi, voci, rumori, spezzoni di documentari d’epoca e d’attualità) disposti senza un rigido ordine cronologico, sono combinati in modo da formare un tessuto narrativo.
Come il tessuto a cui si ispirano, le videostorie a patchwork sono prodotti che hanno richiesto la selezione di una notevole mole di documenti archivistici integrati con materiali recenti prodotti ad hoc.

Ai Lanifici Rivetti di Biella è stata dedicata la prima di queste videostorie: una scelta che è un riconoscimento dovuto, resa ancor più motivata dal rinnovato dibattito intorno al destino di queste residue emergenze architettoniche.
La grande mole di materiali visivi e narrativi provenienti da diversi archivi pubblici, privati e da collezioni personali, ci consente di presentare in queste pagine una sorta di visita guidata nei luoghi di produzione, a partire dall’inizio del XIX secolo.
Le grandi fabbriche con storie lunghe decenni sono organismi complessi, compositi e mutevoli. Nasce da qui la scelta di produrre video-narrazioni non lineari ma racconti corali a patchwork.
Videostorie nelle quali l’accostamento di materiali diversi ma di marcato valore storico e simbolico (immagini di volti, di luoghi, voci, rumori, spezzoni di documentari d’epoca e d’attualità) disposti senza un rigido ordine cronologico, ma combinati secondo la regola del ‘caos creativo’ proprio dei luoghi di produzione, crea quadri narrativi ricchi e variegati.
Come il tessuto a cui si ispirano, le videostorie a patchwork sono prodotti che hanno richiesto la selezione di una notevole mole di documenti archivistici integrati con materiali recenti prodotti ad hoc. Le cuciture delle ‘pezze’ accostate in modo da formare un tessuto narrativo fusion sono state realizzate con fili policromi per evidenziare tanto le relazioni come i contrasti tipiche della vita della comunità di fabbrica.
Leggi la lettera aperta di Gigi Spina Rivetti e Unesco: c’è un filo che li lega. Quale Biella creativa? pubblicata su “Eco di Biella” il 9 dicembre 2019
Leggi l’articolo di Danilo Craveia Ex Rivetti e Unesco Calvino oggi twitterebbe la città e il suo passato apparso su “Eco di Biella” il 16 dicembre 2019