Zegna Baruffa Lane Borgosesia STORIES
- Zegna Baruffa Lane Borgosesia STORIES
- La lana di Borgosesia nella “Flotta gialla” dei Laghi Amari
- 1946: il bilancio del primo anno di pace
- Sedici uomini per la Tessitura Lenot
- Tra il Frèjus, il Sesia e l’Isolato San Vincenzo
- Tra gli azionisti della Manifattura di Lane in Borgosesia 1923-1945
- Le 2300 pioppelle della Manifattura Lane
- Alcuni “numeri” della Manifattura di Lane in Borgosesia tra il 1927 e il 1947
- Vi era in Aranco, sull’altra sponda del fiume, un’antichissima fucina…
«Vi era in Aranco, sull’altra sponda del fiume, un’antichissima fucina con relativa derivazione d’acqua dal Sesia che forniva più di 20 cavalli di forza motrice prodotta da due ruote a pale che azionavano a loro volta i magli, le mole e le prese d’aria per le forgie e il forno di riduzione del minerale di ferro, trasportato a forza di muli dalla miniera di Ailoche. Occupava una ventina di operai ed i suoi prodotti — attrezzi agricoli, utensili per l’artigianato, assali e cerchi per ruote, barre di ferro, chiodi, ecc. — erano ricercati in tutti i mercati delle regioni novaresi e vercellesi. Apparteneva da tempo immemorabile, alla famiglia Ajmone, rappresentata in quell’epoca da Giovanni, detto Gid, uomo alquanto bellicoso». Sembra l’inizio di una fiaba. C’era una volta… Il lessico e il tono sono quelli di un racconto per dare la buonanotte ai bambini. Eppure questa citazione proviene dal volume pubblicato per il primo centenario di attività della Manifattura di Lane in Borgosesia, edito nel 1950 e stampato dalla Vincenzo Bona di Torino.
Gli Antongini dovettero misurarsi con quell’uomo “bellicoso” che era il “Gid” Ajmone, ma alla fine l’avevano spuntata e proprio nella “antichissima fucina” era nato il primo stabilimento di filatura di quella che sarà poi la più grande azienda tessile laniera valsesiana.
Tuttavia, la sorte della fabbrica di Aranco era già segnata all’esordio dell’attività perché quel fabbricato, per quanto niente affatto modesto, si rivelò quasi subito troppo piccolo per contenere l’espansione produttiva e commerciale della ditta. Nel 1870, infatti, gli Antongini e il loro giovane collaboratore Giuseppe Magni, avevano già attraversato il Sesia e impiantato un nuovo stabilimento nell’area a sud di Borgosesia. Non fu un distacco immediato né totale. A lungo la sede originaria continuò a essere operativa insieme a quella più moderna, ma il destino della Manifattura di Lane in Borgosesia era, per l’appunto, a Borgosesia (in effetti, Aranco era un comune autonomo e lo rimase fino al 1928).
Col passare del tempo, però, il complesso di Aranco non rientrò più nei piani industriali dell’impresa. Si trattava quindi di ricavarne profitto pur senza utilizzarlo direttamente. In altre parole, una locazione.
L’occasione per avviare una conduzione in affitto si presentò nel 1952 quando si fece avanti il ragionier Cesare Bonardi di Borgosesia per conto della S.I.L.T. Società Italiana Lavorazioni Tessili, una srl interessata agli stabili unitamente a un’altra società, la C.I.S.A. Cotoni Idrofili Sanitari Affini presieduta da Franco Boggio. Le due ditte erano collegate e, pur occupandosi di produzioni diverse, avrebbero condivisogli spazi avuti in affitto.
La documentazione storica della Zegna Baruffa – Lane Borgosesia conservata presso la Fabbrica della Ruota permette di seguire l’evoluzione del rapporto tra la locataria e i locatori. Inoltre, permette di “dare un’occhiata” all’immobile attraverso alcune planimetrie e ai testimoniali di stato allegati agli atti di locazione.
L’analisi delle carte suggerisce che quella a favore della S.I.L.T./C.I.S.A. fosse la prima esperienza di cessione in affitto di quella struttura. In realtà c’erano stati precedentemente altri affittuari. Nel 1891 i locali erano stati affittati alla ditta Michele Giardino e Zignone. Successivamente, nel 1910, alla ditta Figli di Michele Giardino e, dal 1918 al 1926 almeno, alla ditta Perardi & Comp. Tutti quei contratti prevedevano che “gli stabili sono affittati per uso di stabilimento filatura cardata e tessitura di panni con telai meccanici e tintoria, restando assolutamente vietata la introduzione di filatura della lana a pettine e di altre industrie”. L’intento era, ovviamente, quello di non facilitare la nascita di potenziali competitor, anche solo remoti.
I Magni, o chi per loro, ci andarono cauti prima di assecondare la richiesta del ragionier Bonardi e vollero che, a livello contrattuale, fossero inserite non poche clausole restrittive. Anche queste ultime costituiscono un corredo informativo storiografico piuttosto significativo, almeno nel contesto delle vicende produttive valsesiane di quel periodo.
Nella convenzione stipulata alla bisogna fu specificato anche ciò che gli affittuari potevano effettivamente produrre nella ex sede storica della Manifattura di Lane in Borgosesia. La S.I.L.T. avrebbe dovuto limitarsi a «preparazione e tessitura di tappeti in lana, cotone, juta e cocco, tessuti di canapa, cotone ed altri prevalentemente per uso arredamento (esclusi comunque i tessuti di drapperia e laneria), coi relativi impianti per la preparazione, ritorcitura, tintoria del filato e finissaggio dei tessuti». Alla C.I.S.A., invece, fu concesso di avviare un «impianto di ovattificio con macchine per la battitura dei cascami di cotone ed altre fibre, candeggio e cardatura». Le due ditte non avrebbero potuto subaffittare né assumere «o impiegare anche saltuariamente personale della M.L.B. senza preventivo suo benestare, anche se si trattasse di personale dimessosi». Anche questa restrizione aveva lo scopo di impedire la nascita di qualsivoglia concorrenza.
Canone annuo di un milione di lire, durata della locazione, dal 1° luglio 1952 al 30 giugno 1955. Nel testimoniale di stato allegato al contratto, corredato di planimetria dello stabile, è ampiamente descritto l’impianto elettrico (luce e forza motrice) che, tuttavia, non era incluso nella locazione.
La planimetria indica il fabbricato A, ossia quello di cinque piani, il B, cioè quello della portineria e della guardiania, degli spogliatoi (con «soffitto in perline di abete»), il C, che aveva una latrina a ogni piano…, il D, che aveva una latrina «alla turca in ceramica completa di vaschetta», e un passaggio coperto a terrazzo che lo univa con lo stabile A, e i fabbricati E ed F, coperti a shed.
Il rapporto tra la Manifattura di Lane in Borgosesia e le due aziende si rivelò soddisfacente. S.I.L.T./C.I.S.A. acquistarono tutto il complesso produttivo. Nel 1968 acquisirono anche alcuni terreni lungo lo storico canale di derivazione dal Sesia, quello che già alimentava l’antica fucina Ajmone. La S.I.L.T., titolare del marchio Tappeti Domus, cessò l’attività nel 1985. Non è chiaro quando terminò quella della C.I.S.A.
La documentazione disponibile non consente ulteriori approfondimenti, ma è sufficiente per attestare come l’albero della grande azienda di Borgosesia sia cresciuto anche “tagliando” le proprie radici.
La conclusione della vicenda non è quella a lieto fine di una favola per la buonanotte. Tuttavia, per fortuna (soprattutto degli appassionati di archeologia industriale), gli edifici sono ancora in piedi a testimoniare quasi due secoli di storia della Manifattura di Lane in Borgosesia e della Valsesia in generale. «Vi era in Aranco, sull’altra sponda del fiume, un’antichissima fucina…».