Zegna Baruffa Lane Borgosesia STORIES
- Zegna Baruffa Lane Borgosesia STORIES
- La lana di Borgosesia nella “Flotta gialla” dei Laghi Amari
- 1946: il bilancio del primo anno di pace
- Sedici uomini per la Tessitura Lenot
- Tra il Frèjus, il Sesia e l’Isolato San Vincenzo
- Tra gli azionisti della Manifattura di Lane in Borgosesia 1923-1945
- Le 2300 pioppelle della Manifattura Lane
- Alcuni “numeri” della Manifattura di Lane in Borgosesia tra il 1927 e il 1947
- Vi era in Aranco, sull’altra sponda del fiume, un’antichissima fucina…
- Da Borgosesia verso il Sud
Tra il gennaio del 1978 e la fine del 1982 la Zegna Baruffa Lane Borgosesia S.p.A cercò uno sbocco produttivo verso Sud. E per Sud si intenda non Serravalle Sesia o Gattinara, bensì il Meridione d’Italia. È una storia interessante perché anche l’azienda valsesiana si trovò a seguire o a cercare di seguire un percorso avviato già da tempo da buona parte della grande industria settentrionale. Il Sud come “terra promessa” in cui impiantare, a costi calmierati dalle facilitazioni statali e da condizioni salariali differenti, nuove unità produttive. Si tratta di un discorso di ampia portata che riguarda lo sviluppo o, meglio, le potenzialità di sviluppo (non sempre attuate) dell’industria italiana nel suo complesso e l’esperienza specifica della Manifattura di Lane aggiunge un tassello significativo. La situazione più rilevante è quella riconducibile a Macomer, in provincia di Nuoro, tra il capoluogo e le spiagge di Bosa. La zona industriale del centro del Màrghine fu costruita a partire dal Ventennio e, alla fine degli anni Settanta, stava già mostrando segnali di cedimento. Oggi le fabbriche della località Tossilo sono ormai vestigia da archeologia industriale, ma qualche decennio addietro, «superate le iniziali diffidenze dovute all’assenza di una visione industriale locale, Macomer ebbe un improvviso sviluppo e una rapida espansione demografica e urbanistica, con possibilità di lavoro per centinaia di abitanti del circondario. Grossi nomi come Bertolli, Locatelli, Bozzano, Galbani, Polenghi, Ambriola, Tazza, Castelli e Cannavale, alcuni noti ancora oggi, si succedettero in questo angolo del Marghine. Ai caseifici, ben undici, si aggiunsero presto impianti di produzione di tessuti, birra e calzature» (da sardegnaabbandonata.it).
Nell’archivio storico della Manifattura di Lane/ Zegna Baruffa Lane Borgosesia S.p.A. si conserva il progetto della SIPA Società Industrie Prefabbricati Affini di Oristano per un «capannone prefabbricato per rustico industriale stabilimento ALAS» (gennaio 1978). Committente il Consorzio Zona Industriale di Macomer. La ALAS Anonima Lanaria Sarda era una società fondata nel Ventennio per lo sviluppo e la conduzione di un lanificio in quel di Macomer e, dopo quasi mezzo secolo di attività, versava in non buone condizioni. Per la Borgosesia S.A., l’immobiliare del gruppo Manifattura di Lane, si prospettava la possibilità di inserirsi nel processo di rilancio del complesso per dislocare in Sardegna una parte della produzione.
Dal primo progetto della SIPA trascorse più di un anno, ma l’ipotesi sarda restava valida. Tant’è che, il 21 aprile 1979, l’amministratore delegato della Borgosesia S.p.A, dott. Riccardo Formica, compì un sopralluogo a Tossilo per verificare la situazione. Riccardo Formica (1931-2011), originario di Cesana, è stato un amministratore pubblico e un imprenditore di rilievo, definito un “liberale con occhio progressista”. Riccardo Formica entrerà a far parte del CdA di Zegna Baruffa Lane Borgosesia S.p.A. dal 23 giugno 1979. Giusto due mesi prima di quella nomina, a seguito di quella visita, fu proposto un accordo alla Regione Autonoma della Sardegna per l’acquisizione della ALAS da parte della società valsesiana con il preventivo appianamento del disavanzo in carico all’amministrazione regionale. Non sembra che l’iniziativa abbia avuto seguito, sebbene fosse stato coinvolto anche lo IASM Istituto per l’Assistenza allo Sviluppo del Mezzogiorno. In ogni caso, tra il 1979 e il 1980, fu richiesta un’ulteriore progettazione per un’unità produttiva. Per questa fase fu incaricata la ATS Advanced Technology Service di Torino. La proposta dell’ATS prevedeva un fabbricato con una superficie complessiva di circa 11.800 metri quadrati, di cui 10.585 destinati allo stabilimento vero e proprio e 1.218 all’avancorpo. La documentazione tecnica disponibile definisce nel dettaglio la distribuzione delle superfici, le funzioni dei reparti e le macchine previste per ciascuna area produttiva. All’interno dello stabilimento erano previsti diversi magazzini: materie prime, destinato al fiocco di lana e ai materiali ausiliari; filati e tessuti. Più un’area dedicata al ricevimento merci e al controllo.
La prima fase produttiva era la mescolatura, con macchine come «girodani» e «carde lupo». Seguiva il reparto di cardatura, dotato di altre carde e un assortimento di carderia di fabbricazione Bonino, che si estendeva per circa 1.500 metri quadrati. Il cuore dello stabilimento era rappresentato dal reparto di filatura e preparazione filati, con filatoi intermittenti, ring, roccatrici, binatrici e ritorcitoi. Questo settore sarebbe stato il più ampio dell’intero complesso, con una superficie di circa 4.175 metri quadrati. Erano inoltre previste zone dedicate al controllo dei filati, all’orditura e preparazione dei subbi. Anche la tessitura avrebbe occupato un’area molto ampia, pari a circa 1.000 metri quadrati, equipaggiata con telai Nuova Pignone Smit (macchine per “quadri” e Jacquard).
A valle della tessitura avrebbero trovato posto il controllo pezze e il rammendo. Il reparto di rifinizione e controllo era uno dei più articolati, con zone di lavaggio, centrifughe, asciugatrici, rameuse, spazzole a vapore, «arricciatrici», banchi di verifica e macchine per taglio, nastratura e orlatura. L’area complessiva per queste attività era di circa 1.500 metri quadrati. L’avancorpo avrebbe accolto funzioni di servizio e supporto: il laboratorio tecnologico, gli ingressi, gli uffici, gli spogliatoi, la mensa, la cucina e dispensa e la centrale termica.
Malgrado tutto questo, però, l’operazione Macomer non ebbe seguito. La Zegna Baruffa Lane Borgosesia S.p.A, tuttavia, non si arrese e cercò di espandersi altrove.
Sempre attraverso la sua immobiliare e con l’inclusione della «costituenda Maglierie Zegna S.p.A.», alla fine del 1982 l’attenzione si era spostata dalla Sardegna al Meridione grazie alla spinta data dalla Legge 219/1981. La Legge 14 maggio 1981, n. 219, fu il principale provvedimento normativo italiano volto a disciplinare la ricostruzione e lo sviluppo dei territori in Campania, Basilicata e Puglia colpiti dai terremoti del novembre 1980 e febbraio 1981. Lo Stato aveva stanziato ingenti fondi nazionali e internazionali (8.000 miliardi di lire nel triennio 1981-1983) per il risanamento e la rinascita delle zone disastrate. Risanamento e rinascita passavano anche per il (ri)lancio industriale di quelle aree sfortunate e anche da Borgosesia si potevano intuire le opportunità di un simile stato delle cose.
Fu costituita una società ad hoc, la “Borgosesia Sud S.p.A.”, e fu ingaggiata la SIREA Società Italiana Revisioni Aziendali di Roma per seguire l’iter procedurale amministrativo. La controparte era rappresentata dall’ISVEIMER Istituto per lo Sviluppo Economico dell’Italia Meridionale (nato nel 1938 e riorganizzato nel 1953). Anche in questo caso si arrivò alla redazione di un progetto di massima per l’installazione di una tessitura da sessanta addetti (dotata di quaranta telai Nuovo Pignone Smit TP 400) che avrebbe necessitato di una struttura piuttosto estesa. Anche perché, pur non prevedendo un reparto di tintoria (ovvero la lavorazione si sarebbe fermata al tessuto greggio), il fabbricato avrebbe dovuto contenere anche una macchina per imbozzimatura della Sucker, una incorsatrice automatica marca Uster Delta, una annodatrice Uster Top-Matic, una roccatrice tipo Schlafhorst da dieci teste, due verificatrici per pezze della Guido Regis, sei apparecchi per pinzatura e rammento mod. G.T.P. e un orditoio tipo Comat-Benningher.
L’aspetto notevole di questo secondo tentativo è che, dai documenti conservati, non è possibile identificare il luogo in cui sarebbe dovuto sorgere lo stabilimento.
In effetti, l’elaborato progettuale firmato dall’ing. Egidio Fauda Pichet di Borgosesia il 20 dicembre 1982 non reca indicata la località specifica e nemmeno la regione di riferimento. I disegni tramandano una fabbrica su tre piani da quasi 7.000 metri quadrati inclusa in una superficie di 12.000.
Le carte d’archivio si fermano a questo punto, lasciando la vicenda in sospeso. Non è chiaro quale sia stata l’evoluzione della “Tessitura Sud” (questo il nome scelto per il lanificio in progetto), anzi è plausibile ritenere che non vi sia stata evoluzione alcuna e che, in generale, a migrazione della Zegna Baruffa Lane Borgosesia S.p.A verso la Sardegna e/o verso le regioni meridionali non sia mai avvenuta.