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L’alluvione di Sabato 2 novembre 1968 fu uno degli eventi più drammatici della storia del Biellese.
L’eccezionale portata delle piogge (“ritorno idrico attorno ai 500 anni” [1] ), la geomorfologia del terreno, la natura del sottosuolo e gli interventi antropici furono le concause che generarono un disastro naturale di enorme portata, costato la vita a 58 vittime e danni per miliardi di lire (“circa 30 miliardi di allora” [2] ).
Nei giorni antecedenti al 2 novembre su tutto il territorio del Biellese caddero continue piogge, la frequenza costante ed ininterrotta delle precipitazioni meteoriche saturò il terreno, ormai incapace di trattenere l’acqua caduta.
Il picco pluviometrico di portata eccezionale si concentrò in poche ore, fra la sera e la notte di sabato 2 novembre (“Il 2 novembre in 6 ore è giunto al suolo un volume d’acqua (5.300.00 m3) pari a più di 10 volte l’invaso della diga di Camandona che si è sommato a quello dei giorni precedenti” [3] ) causando la devastazione di tutto il territorio Biellese, con particolare violenza distruttiva nelle valli dello Strona, del Quargnasca e del Sessera [4] .
Frane, crolli ed esondazioni si ebbero un po’ ovunque ma l’epicentro distruttivo si ebbe nella valle dello Strona (torrente Strona con i suoi principali affluenti Torrente Quargnasca, Rio Poala, Rio Caramenzana, Rio Venalba, Rio Tolera, Rio Overa, Rio Tamarone) e i comuni più colpiti furono Valle Mosso, Veglio, Strona e Mosso Santa Maria.
La frane (dette “frane per saturazione“, abbinate a “colate di detriti e di fango” [5] ), generatesi per la pioggia e per la particolare situazione geomorfologica montana, scaricarono un’ingente quantità di detriti nei torrenti montani creando delle vere e proprie dighe temporanee che fecero una sorta di “tappo”.
La forza delle acque torrentizie, le continue piogge e il cumulo eterogeneo dei detriti fece da “ariete” forzando i blocchi di materiale inerte trasportati dalle prime frane causando, di conseguenza, un disastro naturale che provocò perdite umane e cospicui danni al patrimonio edilizio abitativo ed industriale (“Quella del Biellese… è stata un’alluvione «industriale», direi la prima del genere, di tipo inusitato per l’Italia, diversissima da quelle di Firenze, del Veneto, dalle altre precedenti: un disastro che oltre e più che le case, gli artigiani, gli interessi privati, ha colpito il lavoro in senso lato: ha colpito 15 mila posti di lavoro nella industria tessile, in particolare nel Biellese (valle Strona, Trivero, Ponzone)….
L’economia Biellese fu duramente colpita, molte aziende tessili subirono ingenti danni (nella sola valle dello Strona: Ditta Piana, Albino Botto, Luigi Botto, Albino Torello Viera, Lanificio di Campore, Lanificio Garlanda, Tex Union ex lanificio Simone, Lanificio Piana, Lanificio Botto Poala, Tessilunion, Modesto Bertotto, Serafino Bertotto, Pietro Bertotto, Lanificio Barbera, OMLI Valle Mosso, Lanificio Picco di Veglio, Tintoria Mello Rella, successori Reda, A. Zegna, FINSA, Giuseppe Botto), alcune vennero completamente distrutte e non ripresero più l’attività lavorativa, altre si trasferirono in pianura, accentuando un processo già in corso (il così definito fenomeno di “pianurizzazione”), ma la maggioranza, seppure con molte difficoltà, riprese i normali processi produttivi in tempi relativamente brevi, ristrutturando ed ammodernando gli edifici colpiti dall’alluvione e mantenendo, di massima, la forza lavoro preesistente.
Il giorno seguente, 3 novembre 1968, iniziarono le lunghe operazioni di soccorso che si protrassero sino al dicembre dello stesso anno, con grande dispiego di forze e mezzi. Decine di volontari, gli “angeli del fango“, raggiunsero la zona colpita per prestare il loro aiuto. Anche l’Esercito, non meno segnato dall’alluvione soprattutto nel Vercellese (da segnalare soprattutto l’intervento della Brigata “Centauro”), si prodigò volontariamente per prestare soccorso alle vittime del disastro.
A sostegno delle comunità alluvionate il governo intervenne varando uno specifico decreto legge, convertito in Legge all’inizio dell’anno seguente, predisponendo l’erogazione straordinaria di finanziamenti pubblici per la ripresa economica, logistica e sociale del Biellese e concedendo agevolazioni finanziarie e fiscali per evitare il depauperamento e lo spopolamento dei comuni colpiti dall’alluvione.
Sebbene l’alluvione del 1968 fu certamente un dramma di straordinaria portata viene, oggi, identificato come “l’alluvione dimenticato”, perché, al di fuori del Biellese, non è quasi mai ricordato.
[1] Alluvione Trent’anni dopo, a cura di F. Lava, G. Vachino, 1998, p. 54.
[2] Ivi, p. 5.
[3] Ivi, p. 54.
[4] Viandanti di ieri e di oggi, lungo le strade della memoria, p. 56
[5] Alluvione Trent’anni dopo, pp. 56 e 58.